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La moda maschile chiude bene il 2019

Pur in scenario nazionale e internazionale caratterizzato da molte complessità e incertezze, le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda indicano che la moda maschile italiana (in un’accezione che comprende la confezione e la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) archivia il 2019 con un fatturato, in crescita del 4%, portandosi, dunque, a 9,9 miliardi di euro. Come per il tessile, moda e accessorio nel suo complesso, l’export si è rivelato il vero traino del settore, crescendo su tassi superiori a quelli evidenziati nell’anno dal commercio internazionale.

Nel corso del 2019 le vendite all’estero di moda maschile hanno continuato a crescere, come del resto avviene ininterrottamente dal 2010. L’aumento è stimato del 7,8%, pur con una decelerazione prevista nell’ultimo trimestre. Il dato complessivo delle esportazioni dovrebbe dunque attestarsi a circa 6,9 miliardi di euro, con un’incidenza sul fatturato totale del 69,7%. Sotto il profilo geografico, le esportazioni verso la UE aumentano del 9,5%; quelle verso paesi extra-UE del 10,4%. Il primo paese di sbocco per la moda maschile italiana è stato nel 2019 il Regno Unito, in crescita del 23,3%.

Per quanto riguarda il 2020, le rilevazioni campionarie – condotte dal centro studi di Confindustria Moda su un campione di aziende di moda maschile associate a Smi – indicano in prevalenza una “stabilità” delle condizioni congiunturali (80% del campione), mentre un 20% teme un peggioramento. Sulla base delle elaborazioni relative alla raccolta ordini in portafoglio per la prossima primavera-estate emerge una flessione per quelli interni (-2%), mentre risultano in crescita del +5,2% gli ordinativi esteri.

 

Biella, 22 gennaio 2020

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