Il 2016 di Filo è già iniziato!
WebandMagazine
Filo torna a Milano e punta a Shanghai
Il Biellese
Presentate le tendenze della prossima edizione di Filo
Si è tenuta questa mattina presso il Palazzo delle Stelline di Milano, la consueta presentazione delle tendenze della prossima edizione di Filo, in programma per il 2 e 3 marzo 2016. Le tendenze, create da Gianni Bologna, si distinguono in due macro-aree, che chiama il “fare finta di esserci” e il “fare finta di non esserci”, partendo dall’individuazione del ruolo che ha assunto nella società attuale, e che ha un’influenza enorme sul nostro stile di vita, del progressivo, esponenziale aumento della superficialità e conseguentemente del cattivo gusto.
Durante la conferenza è stata inoltre annunciata la volontà degli organizzatori di Filo, con il supporto di ICE, di organizzare una seconda edizione di Filo Shanghai, grazie alla collaborazione con Milano Unica. La prossima edizione si dovrebbe tenere dall’11 al 13 ottobre 2016, a patto che vi partecipino almeno 20 aziende italiane. Pare inoltre confermata la possibilità di prendere parte a Filo Shanghai con un contributo di 3000 euro a partecipazione. Sono quindi aperte le adesioni, contattando gli organizzatori di Filo.
La prima parte delle tendenze è dedicata al desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego; un’illusione di centralità anche se priva di fondamento e di importanza, l’esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.
Ad accompagnarla è stata un’altra illusione, quella di essere perennemente “informati”, di essere sempre connessi e dunque in grado non solo di “agire”, ma anche di “interagire”, quando in realtà si è soltanto spettatori passivi in attesa di avere notizie e narrazioni ansiogene di avvenimenti, preferibilmente accaduti lontano da noi.
L’altra faccia della medaglia è stata invece il desiderio, la spinta istintiva e antipodica del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, alla compulsività sistemica così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga. In modo che il tutto, se visto da una posizione eclissata, discreta, inosservata, trasparente, apra una nuova esperienza: l’abbandono della sensazione di essere responsabili di tutto e di tutti, sottraendosi al “mondo” affinché sia lui ad avvicinarci e ci consenta così di viverlo guardandolo dall’interno. Fonte di una specie di sollievo estetico, una radura di silenzio, e non ultimo, il recupero di uno stile.
Sono 4 i temi tessili individuati quindi da Gianni Bologna:
Shows – Distrazioni di massa. Materiali finti-eleganti o finti-casual in un tutto ciò che sembra-ma-non-è, dove il contenuto di qualità non è la ricerca precipua. Per interpretare la necessità a occupare lo spazio del mondo con la propria presenza, con l’illusione di centralità peraltro priva di fondamento e importanza, esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere. Aspetti lucidi e decorazione di vario tipo – movimenti di colore dati dalle stampe e dai ricami o dalle applicazioni che sono senz’altro “basiche”, quasi elementari dal punto di vista estetico, ma coloristicamente “visive” quasi “optical”. Lo stesso principio vale per le disegnature tinte in filo: semplici, elementari ma visivi. Ed ancora lo stesso principio sottende alla elaborazione sui temi del denim basico che diventa “sparato”, superfancy.
Ultim’ora. Il protective wear contamina il formale e viceversa. Fibre sintetiche, alta resistenza, performanti – pure o lavorate – con naturali di tipo cotoniero o laniero. Il desiderio di essere “informati”, messi in grado di “agire”, di “interagire”, altro modo di sentirsi (o di averne l’illusione) al centro dell’azione. Si evoca una formalità in qualche modo “rigida” e un poco “violenta” anche nelle mani e finissaggi di alcuni tessuti che ricordano il metallo e il cuoio, oppure direttamente con la presenza degli stessi; nei disegni squadrati e a volte rigidi dei tipi tessili più classici, nelle tipologie a doppie facce e accoppiate. Superfici movimentate e contrasti di materiali.
Isole. Immagini tessuti e parole per sognare di “non” esserci, per far finta di essere lontano dal caos. Le isole possono essere quelle per privilegiati, ma anche quelle dove tutto è molto “nature”.
Eleganza tutta basata sulla semplicità e sul non-apparire con tipologie a precipua componente naturale e, almeno apparentemente, poco elaborata. Discrezione senza eccessi nella ripresa di certi tipi classici; armature piccole e rilevate. Double caldi anche di lana accoppiata a naturali; lane cotte leggere e feltri pesi piuma; aspetti melanges e leggermente tweedati e leggere pelosità di superficie; drappeggi e fluidità dei crespi; ricami discreti, piccoli e grandi jacquard; maglie calde e voluminose; ancora presenza di pizzi.
Dissolvenze. Spettatori non visti di tutte queste (finte?) realtà. Immagini flou. Il desiderio è quello di provare un senso di allontanamento e di evanescenza, di dissoluzione in un contesto dove nessuno può essere raggiunto. Eleganza o casualità, ma sempre nell’ambito della leggerezza e della trasparenza. L’arte dello “scomparire” in quanto “cosa” definita e precisa. Disegni indistinti e confusi quasi “svaniti” e evanescenti, qualità eteree, spesso in tessiture molto “aperte”, crespi movimentati e reti elaborate; sovrapposizioni di materiali naturali e man made ma sempre in pesi e con aspetti leggeri nelle tipologie e nelle applicazioni decorative sulle tipologie stesse. Aspetti madreperlacei, vitrei e cangianti.
I filati si distinguono in:
Super-semplici: i basici finti poveri, in realtà il nuovo chic sofisticato e sottotono.
Serici: semilucidi o opachi, sempre comunque in grado di puntare a un effetto naturale di grande bellezza ed eleganza anche se apparentemente un poco “fané”.
Imprecisi: melange nebbiosi, delicati, piccoli moulinés precipuamente sui titoli fini eventualmente con piccole dosi di lucidità seguiti da due esempi di filati con mano gommata e dainata.
Superfici increspate: irregolarità con o senza comfort non eccessivamente pronunciate basate su piccoli ondati e strutture simili.
Sfumati: tra luce, ombre, movimenti di superfici, soffici e anche con velli pregiati, lusso carezzevole.
Fantasie visibili: pelosità e qualche fiamma, principalmente per piccole zone e per decorazioni.
Le luci: i colori e le luci dei metalli e delle plastiche anche da riprodurre su materiali diversi da quelli originali.
45a edizione di Filo: Curriculum vitae
La macrotendenza
Uno dei fenomeni che da parecchi anni a questa parte caratterizzano indiscutibilmente la nostra società, e che ha un’influenza enorme sul nostro stile di vita, è il progressivo, esponenziale aumento della SUPERFICIALITÀ.
La superficialità è diventata a tutti gli effetti la cifra macroscopica dell’oggi e ha definitivamente cambiato, diremmo terremotato, le regole dell’estetica, comprese, ovviamente, quelle del complesso mondo dell’industria tessile e dei consumi ad essa collegati.
Non intendiamo qui cimentarci in un’analisi sociologica più o meno scontata né in alcuna battaglia di retroguardia; semplicemente prendiamo atto di questo importante fenomeno per come si presenta nei suoi risvolti indubbiamente negativi per la qualità del nostro lavoro, ma anche per quello antipodico – e interessante – dei tentativi di “recupero” o “riabilitazione” di un modus vivendi più cosciente e più critico. E, dicendo questo, non dimentichiamo che ambedue gli ambiti rappresentano comunque mercati, perché tale è anche quello del “cattivo gusto”. Dunque, nessuno scandalo.
Intendiamo allora affrontare la superficialità, generatrice del quasi offensivo cattivo gusto dilagante, di cui però spesso si parla solo a mezza voce (come durante una dittatura), e descriverne alcuni aspetti verificabili nel nostro “curriculum di quotidianità”.
Si distinguono così due macro-aree, che chiamerei il “fare finta di esserci” e il “fare finta di non esserci”.
Perché “fare finta”? Perché a un’analisi anche solo sommaria la sensazione che si ricava è quella che troppo spesso i fatti “reali” scompaiano, cedendo il posto a una apparenza che è il loro contrario; quasi che qualcuno, altro da noi, pensi e crei copie perfette di qualcosa di cui non è ma esistito l’originale. Siamo tutti nel gioco.
La prima parte della presentazione è dunque dedicata al desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego; un’illusione di centralità anche se priva di fondamento e di importanza, l’esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.
Ad accompagnarla è un’altra illusione, quella di essere perennemente “informati”, di essere sempre connessi e dunque in grado non solo di “agire”, ma anche di “interagire”, quando in realtà si è soltanto spettatori passivi in attesa di avere notizie – la cui validità e corrispondenza al “reale” è spesso tutta da provare – e narrazioni ansiogene di avvenimenti, preferibilmente accaduti lontano da noi.
L’altra faccia della medaglia (e seconda parte della presentazione) è invece il desiderio, la spinta istintiva e antipodica del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, alla compulsività sistemica così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga. In modo che il tutto, se visto da una posizione eclissata, discreta, inosservata, trasparente, apra una nuova esperienza: l’abbandono della sensazione di essere responsabili di tutto e di tutti, sottraendosi al “mondo” affinché sia lui ad avvicinarci e ci consenta così di viverlo guardandolo dall’interno. Fonte di una specie di sollievo estetico, una radura di silenzio, e non ultimo, il recupero di uno stile.
I temi tessili
Shows – Distrazioni di massa – Mass Distractions
Materiali finti-eleganti o finti-casual in un tutto ciò che sembra-ma-non-è, dove il contenuto di qualità non è la ricerca precipua.
Per interpretare la necessità a occupare lo spazio del mondo con la propria presenza, con l’illusione di centralità peraltro priva di fondamento e importanza, esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.
Aspetti lucidi e decorazione di vario tipo – movimenti di colore dati dalle stampe e dai ricami o dalle applicazioni che sono senz’altro “basiche”, quasi elementari dal punto di vista estetico, ma coloristicamente “visive” quasi “optical”. Lo stesso principio vale per le disegnature tinte in filo: semplici, elementari ma visivi. Ed ancora lo stesso principio sottende alla elaborazione sui temi del denim basico che diventa “sparato”, superfancy.
Ultim’ora – Breaking news
Il protective wear contamina il formale e viceversa. Fibre sintetiche, alta resistenza, performanti – pure o lavorate – con naturali di tipo cotoniero o laniero.
Il desiderio di essere “informati”, messi in grado di “agire”, di “interagire”, altro modo di sentirsi (o di averne l’illusione) al centro dell’azione.
Si evoca una formalità in qualche modo “rigida” e un poco “violenta” anche nelle mani e finissaggi di alcuni tessuti che ricordano il metallo e il cuoio, oppure direttamente con la presenza degli stessi; nei disegni squadrati e a volte rigidi dei tipi tessili più classici, nelle tipologie a doppie facce e accoppiate. Superfici movimentate e contrasti di materiali.
Isole – Islands
Immagini tessuti e parole per sognare di “non” esserci, per far finta di essere lontano dal caos. Le isole possono essere quelle per privilegiati, ma anche quelle dove tutto è molto “nature”.
Eleganza tutta basata sulla semplicità e sul non-apparire con tipologie a precipua componente naturale e, almeno apparentemente, poco elaborata.
Discrezione senza eccessi nella ripresa di certi tipi classici; armature piccole e rilevate. Double caldi anche di lana accoppiata a naturali; lane cotte leggere e feltri pesi piuma; aspetti melanges e leggermente tweedati e leggere pelosità di superficie; drappeggi e fluidità dei crespi; ricami discreti, piccoli e grandi jacquard; maglie calde e voluminose; ancora presenza di pizzi.
Dissolvenze – Fading out
Spettatori non visti di tutte queste (finte?) realtà. Immagini flou. Il desiderio è quello di provare un senso di allontanamento e di evanescenza, di dissoluzione in un contesto dove nessuno può essere raggiunto.
Eleganza o casualità, ma sempre nell’ambito della leggerezza e della trasparenza.
L’arte dello “scomparire” in quanto “cosa” definita e precisa.
Disegni indistinti e confusi quasi “svaniti” e evanescenti, qualità eteree, spesso in tessiture molto “aperte”, crespi movimentati e reti elaborate; sovrapposizioni di materiali naturali e man made ma sempre in pesi e con aspetti leggeri nelle tipologie e nelle applicazioni decorative sulle tipologie stesse. Aspetti madreperlacei, vitrei e cangianti.
I filati
Super-semplici: i basici finti poveri, in realtà il nuovo chic sofisticato e sottotono.
Serici: semilucidi o opachi, sempre comunque in grado di puntare a un effetto naturale di grande bellezza ed eleganza anche se apparentemente un poco “fané”.
Imprecisi: melange nebbiosi, delicati, piccoli moulinés precipuamente sui titoli fini eventualmente con piccole dosi di lucidità seguiti da due esempi di filati con mano gommata e dainata.
Superfici increspate: irregolarità con o senza comfort non eccessivamente pronunciate basate su piccoli ondati e strutture simili.
Sfumati: tra luce, ombre, movimenti di superfici, soffici e anche con velli pregiati, lusso carezzevole.
Fantasie visibili: pelosità e qualche fiamma, principalmente per piccole zone e per decorazioni.
Le luci: i colori e le luci dei metalli e delle plastiche anche da riprodurre su materiali diversi da quelli originali.
Filo: al via il road show di presentazione della 45ª edizione
Il 2016 di Filo inizia con le conferenze stampa di presentazione della 45a edizione del Salone dei filati e delle fibre, che si svolgerà al Palazzo delle Stelline di Milano nei giorni 2 e 3 marzo 2016.
Si tratta di un vero e proprio road show che prevede conferenze stampa a Biella (18 gennaio 2016 – ore 10.30 – sala Valetto – Unione Industriale Biellese – Via Torino 56) e a Milano (19 gennaio 2016 – ore 10.30 – Palazzo delle Stelline – corso Magenta 61).
Afferma Paolo Monfermoso, responsabile di Filo: “L’ottimo andamento delle ultime edizioni conferma la validità della formula di Filo: una fiera orientata al business e che punta a dare il massimo risalto all’altissima qualità della produzione italiana ed europea di filati. Il nostro obiettivo per il 2016 è dunque quello di allargare il numero delle aziende che partecipano a Filo, sia italiane sia estere, attraverso una comunicazione più incisiva e diretta. Per il secondo semestre, in collaborazione con Ice-Agenzia, stiamo valutando l’opportunità di presentare Filo anche a gruppi di operatori stranieri”. “Ma le novità non riguardano solo l’attività di promozione di Filo – aggiunge Monfermoso – L’edizione di marzo 2016 del Salone proporrà un rinnovamento dello spazio espositivo all’interno del Palazzo delle Stelline, che è stato ripensato per renderlo ancora più funzionale ed accogliente. Abbiamo rivisto anche l’illuminazione, studiata in modo da far risaltare immediatamente la qualità delle collezioni esposte”.
Nelle conferenze stampa di presentazione della 45a edizione di Filo un ruolo centrale è svolto dalle proposte sviluppo prodotto illustrate da Gianni Bologna, responsabile creatività e stile di Filo. Il tema della 45a edizione è “Curriculum vitae”. Spiega Bologna: “Uno dei fenomeni che caratterizzano indiscutibilmente la nostra società è il progressivo aumento della superficialità e di quel “cattivo gusto” che ne è la conseguenza. La prima parte della presentazione è dunque dedicata al desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego. L’altra faccia della medaglia – ripresa nella seconda parte della presentazione – è invece il desiderio antipodico del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga”.
La 45a edizione di Filo è in programma al Palazzo delle Stelline di Milano nei giorni 2 e 3 marzo 2016.

