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50a edizione di Filo: Strade – Routes

La Macrotendenza

In occasione della 50a edizione di Filo è parso giusto ricordare quanta strada è stata percorsa da quando, più di 25 anni fa, è stata fatta questa “scommessa” sul lancio e sulla riuscita di una manifestazione che aveva un “oggetto” così specifico e delimitato come i filati per tessitura e che ancora non esisteva.

Il percorso è stato lungo e sin dall’inizio abbiamo puntato decisamente sulla qualità dei prodotti italiani (poi allargato al meglio dei prodotti di altri Paesi).

Prendendo quindi le mosse dai due punti citati – il percorso effettuato e la qualità dei prodotti che agli espositori si raccomanda di presentare – si è pensato fosse doveroso dedicare questa edizione delle proposte di sviluppo prodotto a quei lunghi e affascinanti percorsi, a quelle strade da sempre battute dall’uomo ed entrate nel mito e alla rinnovata ricerca di una qualche armonia estetica, al concetto del bello e della qualità che oggi pare sempre meno frequente trovare intorno a noi.

Afferma Gianni Bologna: «Nelle scorse stagioni ho quasi sempre lavorato su quei modi vestimentari che rappresentano una enorme parte del mercato e che ci “travolgono” in ogni dove e in ogni momento della nostra vita, lo streetwear, l’inversione dei flussi della creatività (o presunta tale) e così via. Questa volta farò l’esatto contrario.

Per celebrare questa “storica” 50a edizione di Filo ho scelto di dedicare le proposte a quel concetto di armonia e bellezza che ormai diventa sempre più difficile e complesso da trattare, sempre più rischioso da affrontare, date le condizioni del mercato. Quella bellezza che prende ispirazione dal presente e dal passato e che ormai siamo in tantissimi ad augurarci di poter rivedere un po’ più diffusa, almeno di quando in quando, sul nostro cammino.

A un pensiero formulato sulla scorta di quanto la vita di ogni giorno ci presenta, la cosa può sembrare utopica; il terreno dell’utopia però non è sempre sterile visto che esistono alcuni semi che germinano anche in zone aride e portano frutti. E inoltre l’intento forse del tutto utopico non è, soprattutto se si considerano le ultime analisi di mercato e delle tendenze di fondo che ci invitano a riflettere su un altro punto che pochi sembrano inquadrare nelle giuste dimensioni: quello della parte di mercato sempre più consistente rappresentata dai consumi dei meno giovani. Questa fascia di consumatori “senior” dispone infatti di maggior reddito rispetto alle fasce giovani e giovanissime (tutte orientate quasi esclusivamente ai beni di uso immediato e di basso prezzo), e dispone altresì di una scorta esperienziale su prodotti con un’estetica e una qualità più elaborate. La questione ha molte sfaccettature e potrà forse essere oggetto di una prossima riflessione».

Per il momento, non dimentichiamo un punto di forza che è – e deve continuare a essere – sempre e comunque essenziale: il prodotto italiano. Un prodotto italiano non nostalgico ma, come ripetuto più volte, rivolto alla ricerca del nuovo sulla base del grande sapere artigianale e del gusto per il bello propri del nostro Paese.

Parliamo allora di tre itinerari che ormai appartengono al mito: “La via delle spezie” e “La via della seta” che sono state fonte di tanti racconti, di storie splendide e fantasiose, soggetti e oggetti d’arte visiva e musicale e che sono parte integrante del Dna del nostro immaginario da molti secoli. E poi la “Route 66” che da sempre è “lo” spaccato dell’America per antonomasia, dei suoi usi, costumi e miti che hanno forgiato molta parte del nostro immaginario odierno. Partiamo alla ricerca di qualcosa che appartiene al mito, ma che soprattutto ci induca a parlare di qualcosa di esteticamente gradevole, qualcosa che ci dia lo spunto per pensare e ricreare una visione attuale di bellezza sulla scorta delle bellezze e delle suggestioni inconfondibili che queste antiche strade davano a chi le percorreva secoli fa e a chi oggi ne ripercorre i cammini.

I filati

Il focus maggiore è sui tipi basati sulla semplicità di elaborazione e sul contenuto di fibra naturale, partendo da qualità non necessariamente a prezzi elevati – anche per le sete in versione toussah e bourrette – ma con alcune punte di qualità superiore, soprattutto di lino e cotone e qualche presenza di canapa per il rustico raffinato. Le lane sono ovviamente leggerissime e preferibilmente in mista per una maggiore freschezza con altri naturali o viscose di qualità. I movimenti sul corpo dei filati vengono forniti dalle fiammature e dagli stoppini, anche con rilegature non serrate, dai filati ritorti a due o più capi, dai cordonetti, dai filati con effetto rafia.

La presenza di filati di fantasia molto visibile non è estesa poiché questi non giocano ruoli “portanti” per la stagione, eccezion fatta per alcune parti della maglieria. Sono comunque presenti esempi di filati screziati e fantasie non eccessive di ritorsione di filati diversi con micro bottoni e effetti di lucido/opaco, nastrini e piccole catenelle cotoniere opache o con effetto dainato, aspetti metallici, le tipologie di filato stampati hanno componenti cromatiche sfumate.

Puntiamo anche sui filati con una certa presenza di tecnicità nelle miste naturali/man made o man made puri così come su tessuti con trattamenti di finissaggio, soprattutto quelli che non incidano eccessivamente sul prezzo finale pur dando risultati estetici interessanti. Per la parte più “di impatto” e “hard” le versioni AJT e le presenze di aspetti di metallo (anche solo ottenuti con gli artificiali) possono essere interessanti per tessuti dall’immagine molto orientata al workwear.

I temi tessili

VIA DELLE SPEZIE

Dai mari del sud, attraverso i mari, i deserti e i millenni le spezie, queste meraviglie colorate, profumate e costosissime arrivavano sino alle cucine dei signori e ai laboratori degli speziali per produrre cibi e profumi raffinati e intriganti.

Il gioco sta nel contrasto tra una preponderanza di tessuti che tendono ad aspetti rustici e “naif” basati soprattutto sui cellulosici naturali (dal cotone al lino alla canapa ed altri simili sino all’effetto rafia) e dalle tipologie seriche più rustiche come toussah e bourrette. C’è poi la presenza di tipologie più leggere e aeree, veli, reti sia nel settore dei naturali cellulosici sia in quello delle viscose lucide e semiopache usate perlopiù per tipologie leggere e trasparenti, a volte rilevate da preziosismi di tocchi madreperlati o di metallo invecchiato.

I tessuti di peso medio sono spesso armaturati con movimenti preferibilmente “quadrati” con base nattè e piccoli nidi d’ape anche irregolari e non tanto con armature diagonali. Il movimento si ottiene inoltre tramite la giustapposizione di titoli diversi o dagli effetti di leggero stropiccio e di screziatura anche su leggerissimi vellutini e voile trasparenti e ricamati.

L’intervento dei man made è limitato e visto solo come supporto tecnico e di effetto.

VIA DELLA SETA

I grandi viaggi via terra, lungo le strade e i sentieri del continente più vasto al mondo fatto di steppe, di deserti infiniti e di montagne altissime e di laghi immensi, erano già realtà due millenni fa. Sono allo stesso tempo diventati anche l’oggetto di narrazioni fantastiche. E fonte inesauribile di sogni esotici.

Andata – La via antica

Partendo dai preziosismi vitrei e lucidi delle Murrine espresse su tipologie di velo e di vellutini leggerissimi arriviamo ai tessuti ricchi e decorati, ai veli e alle trasparenze. L’immagine prevalente è serica, con qualche presenza di cotone o di velli molto morbidi e fini per le miste di filo e in fibra, ma un ruolo da protagonista è svolto dai man made (artificiali e sintetici) con alcuni effetti di metallo prezioso opacizzato e/o sfumato di colore.

Le superfici dei tessuti sono movimentate dalle tipologie jacquard, dalla presenza di ricamo o dalla sovrapposizione di fili d’effetto. O, ancora, da increspature o da tinture sfumate e stampe irregolari e movimentate senza che comunque gli effetti prendano mai il sopravvento sul contenuto di stile e eleganza; come contraltare trovano i rasi lucidi e semi opachi e le tipologie circolari molto cascanti o il voile di cotone superleggero.

Ritorno – La via attuale

Minimal tecnico/industriale. Evochiamo l’importanza delle tipologie tecniche e gli aspetti a esse correlati con tessuti molto hard e “industriali” per outerwear e workwear, cotoni resistenti e forte presenza di man made anche ad alta tenacità, poliestere e poliammide per gli spalmati protettivi a navetta e circolari, cotone e sue miste per la camiceria anche su tipologie circolari.

Lane leggere anche in mista molto tecnicizzate, tessuti imitazione pelle, tessuti impregnati e fibre performanti e protettive anche sulle tipologie circolari, effetti metallo, caoutchou e plastica, tipologie di double face tecnici.

ROUTE 66

Da un estremo geografico all’altro, lungo la strada che è una rassegna degli “estremi” spaziali ma anche temporali degli Usa. Una carrellata cinematografica sui luoghi comuni di un paese che ne è grande produttore e che come per incanto sa trasformarli in mitologie. Innumerevoli volte quei variegati “estremi” sono stati oggetto di forme artistiche – le più disparate, dal cinema alla musica e tante altre – e sono entrati a forza nell’immaginario collettivo di noi contemporanei.

Chicago

Tessuti principalmente maschili con disegnature classiche per peso abito e giacca che ricordano la Chicago del proibizionismo dove alle lane fini, ai lini e ai cotoni di alta gamma si affiancano miste seriche per tipologie formali anche un poco lucide e molto rinnovate nell’aspetto. A questi avviciniamo anche tipologie di man made per i capi impermeabilizzati e alcuni cotoni di qualità per la camiceria.

Vintage West    

Divertimento e revival dei gusti di un west da pellicola cinematografica di fine XX secolo. Non può mancare il denim e, in senso assoluto, la presenza forte è quella del cotone e delle sue miste. Sempre con l’aiuto di aspetti cotonieri e miste di cotone/lana o cotone/lino reinterpretiamo la tecnica del “quilting”, però in maglia e a uncinetto e la tecnica del “basket weave”, tradizionale dei nativi, la riproponiamo sotto forma di armature geometriche su alcuni tessuti a navetta. Il disegno a quadretti madras, disegnatura classica delle camicie da cowboy, lo rivediamo in tessuti cotonieri ma anche in rafia e su plastica trasparente. Importanti inoltre le tipologie circolari di tipo viscosa cascante degli anni Settanta.

I Puritani

Tradizione caparbiamente conservata – che pare quasi “coatta” – semplicismo sistematico ma anche molto consolatorio nell’aspetto, nelle tipologie, nelle materie impiegate. Il messaggio dei tessuti e filati presentati (che comunque qui sono tutti naturali puri: cotonieri, lanieri, linieri) mira a illustrare non tanto il contenuto di fibra, quanto piuttosto lo stile ispirato alla grande semplicità senza sofismi né elaborazioni di disegno o finissaggio. Linearità e tradizione, naturalità ed eco compatibilità per questa parte di America che pare vivere in altri secoli e su altri pianeti rispetto al resto del Mondo. Ma a cui una parte del mercato sembra voler risolutamente tornare.

 

 

 

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