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47a edizione di Filo: TURISTI PER SEMPRE

47a edizione di Filo: TURISTI PER SEMPRE

Nel corso delle conferenze stampa di Biella, Milano e Prato, Gianni Bologna (responsabile creatività e stile di Filo) ha presentato le proposte sviluppo prodotto elaborate per la 47a edizione di Filo.
La macro-tendenza

“Il lusso sta cambiando: lo si è affermato sia in “Luxury Revolution” della stagione scorsa sia in “Curriculum Vitae” di quella precedente.

Non a caso se si guardano i fatturati delle grandi aziende del settore, salta agli occhi il declino degli ultimi semestri. Non ci voleva molto a prevederlo, tenendo conto dell’andamento generale del mercato mondiale. Ciò detto, il fenomeno non è dovuto unicamente alla situazione economico-politica, ma anche a un naturale cambiamento dei gusti, dovuto alla sovraesposizione alla sempre più veloce banalizzazione dei “segni distintivi”, che espongono anche la più breve caduta di attenzione al rischio della perdita della (vera o presunta) individualità espressiva, portando dunque al risultato opposto di chi pratica la moda come aspirazione all’unicità.

Questo non significa che si sia costretti a una “abdicazione” perché, per quanto mutato, l’interesse per le cose belle non è venuto meno del tutto.

Ne sia prova il crescente interesse nel made in Italy (che deve essere una proposta sempre più globale comprendente tutto il bello del nostro Paese… e di cui parlano anche gli “altri”: vedansi i documentari sull’arte e sulle cucine italiane nelle tv straniere). Ciò comporta una presa di coscienza: la filiera tessile, come quelle degli altri campi di eccellenza, deve non solo continuare a esistere, ma soprattutto deve rafforzarsi anche con la re-importazione delle lavorazioni delocalizzate.

Il processo, se è in svolgimento per la fascia alta e altissima di prodotti, permane tuttora latitante nella fascia media, che sempre di più pare essere caratterizzata da un’enorme discrasia tra prodotto proposto nei media e nella pubblicità e prodotto indossato visibile in strada. Si direbbe che pochi prendano coscienza dello sdoppiamento di personalità che vede molte aziende nella posizione di Dr. Jekyll e la strada invasa da folle di Mr. Hyde.

È convinzione diffusa che il miglioramento di questo stato di cose possa essere operato con l’aiuto dei nuovi mezzi di comunicazione e di diffusione digitale. Verissimo. O forse no: per la semplice ragione che quegli stessi media veicolano anche (soprattutto, aggiungeremmo) messaggi esattamente antipodici, come è stato argomentato nelle tendenze di Filo degli ultimi dodici mesi.

La base comunicativa di quel mondo virtuale è tutta centrata sull’illusione. Illusione di essere protagonisti di un’avventura o di un gioco o peggio di un azzardo – un Pokemon-Go non si nega a nessuno. Ovvero è un modo di sublimare l’impotenza che caratterizza la quotidianità lasciandola inghiottire in un mondo ludico, consumistico e virtuale del quale si fa rifugio, ben lontano dall’impegno e dal (doveroso) incitamento a superare quella sorta di bovarismo imperante e a generare un auspicabile scatto di orgoglio identitario/personale e comunitario (utile alla coscienza di appartenere a un Paese che sa e deve esprimere bellezza, ad esempio).

Le posizioni sono nettamente conflittuali, ma la nostra industria ha l’interesse e il dovere di addivenire a una. In queste condizioni non possiamo esimerci dal parlare di un ambiente di visioni oblique, stranianti, di piani paralleli o sovrapposti e che proprio in questo caleidoscopio generano quel tipo di “fascino” sempre assai ambiguo e per nulla rispondente ai canoni dell’estetica cui eravamo avvezzi, forse anche disorientante, ma che rimane quello che, per ora, trova il maggiore riscontro nella realtà vissuta e dunque nel mercato. Parliamo di spostamenti continui di significato, traslazione, di spaesamenti e dislocazione di piani temporali, andate e ritorni tra realtà e finzione: comunque in qualche modo sempre viaggi”.

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I temi tessili

“La macchina del tempo

È un viaggio per immagini e oltre l’immagine. Un viaggio in cui si ibridano visioni di ieri, di oggi, di domani. Lo stile “cerimonia”, classico, molto “voluto”, spesso lezioso, il “su misura” di ieri, quello degli atelier e la “couture” un po’ provinciali è assemblato con riferimenti allo stile “fantascientifico”.

Il cammino porta quindi da un mondo di tradizione piccolo borghese con una immagine che si rifà chiaramente allo stile vecchiotto e perbenista tuttora vigente in certi ambiti di mercato in cerca di “sicurezze”, verso un mondo futuribile anche un po’ (volutamente) grottesco ispirato e quasi “dettato” dalla comunicazione che gioca su piani molteplici, incluso quello delle nostre paure per il futuro: dalla sicurezza all’insicurezza e infine all’apprensione. Era il target dei film di fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta e a questo ci porta ora uno sguardo ravvicinato sulle “rappresentazioni” nei media odierni e nella realtà di ogni giorno. Parliamo in pratica di uno sdoppiamento della realtà e della sua estetica, di una evidente discrasia, non solo nella moda, tra realtà e finzione, tra immagine e funzione, tra virtuale ed “esistente”. È un terreno scivoloso dove giochiamo una provocazione che sta tra il gusto e l’anti-gusto, certi che il messaggio non riguarda solo l’industria tessile ma più in generale il sistema comportamentale che detta gran parte del consumo odierno.

Trip Advisor

La marcia solitaria o in piccoli gruppi ha lasciato il posto agli sciami e alla loro logica di autocontrollo. Nessuno guida le api verso gli alberi fioriti e nessuno ha bisogno di tenere a freno i membri degli sciami o di spingerli in una direzione. Basta coltivare i fiori nel prato giusto, al resto ci pensano la comunicazione e la pubblicità. La regolazione oggi avviene tramite la tentazione.

Ci ispiriamo agli sciami per parlare dello stile frammentario e casual delle folle che “girano” senza viaggiare e senza “vedere”, che ritornano al punto di partenza senza di fatto essersene mai allontanate, che vivono parentesi su ognuna delle quali appiccicano il nome di qualche “destinazione” più o meno esotica e nelle quali vedono e ri-vedono, guardano e ri-guardano se stessi e i loro simili (i selfie non si negano mai) e le uniche cose che riescono a riportare a casa sono le immagini impresse sì nella memoria, però quasi sempre è quella del loro telefonino. Le didascalie, i tweet, i whatsapp poi aiutano a non dimenticare ciò che (non) si è visto.

Parliamo poi di altri viaggi – solitari e non – quelli che una volta si sarebbero chiamati psichedelici, nei pianeti virtuali dei giochi (qualsiasi gioco è in parte un viaggio in un “altrove”) e della realtà aumentata in cui sono scomparsi tutti i confini e la visione e l’attenzione sono captati da qualcosa che scientemente si accetta come inesistente, eppure ci si crede. Siamo nel regno del nuovo folklore inteso nel senso letterario di “cultura popolare” con i suoi miti e leggende (metropolitane, in questo caso) che nulla ha a che spartire con il significato dato a questo termine in passato. Stiamo creando nuove storie in cui alcuni elementi visivi del passato (se e quando ci sono) sono usati solo come pretesti e sono totalmente avulsi dal loro contesto originario. Altrimenti se ne inventano altri, senza complessi.

 I Pionieri

I pionieri sono coloro che, al termine di un lungo viaggio effettuato con bagagli via via più leggeri, sbarazzandosi non solo delle cose ma anche delle relative parole e immagini considerate ormai superflue, quando raggiungono la meta prefissata si trovano ad adottare uno stile che va anche al di là di quello che qualche tempo addietro si definiva “minimalista”. Perché non si ricerca tanto una più o meno contorta elaborazione stilistica che porti a un risultato che si vuole minimale. È, piuttosto, esso stesso nella sua essenza qualcosa che non necessita praticamente di quasi nessuna elaborazione. Si reifica da sé in uno stile che viene da dentro o forse anche da un altro pianeta (mentale). Parliamo di un nuovo “basico” fatto di oggi e di ieri, di ieri e di domani perfettamente confusi e sublimati – anche qui in un mix di piani temporali. Parliamo di uno spontaneismo chic o semplicemente l’eccellenza dell’anti-moda, l’oltranzismo del poco.

Si punta all’essenza di quello che deve forzatamente diventare la nuova eleganza assoluta fatta di pochissime cose (o perfino della loro assenza), il cui valore è tutto intrinseco, non fa riferimenti a nessun status di nessun genere e non comunica mai, anche a rischio di essere considerato come gesto autistico. E liberatorio”.

 

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