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IL TESSILE MODA FA APPELLO AL GOVERNO SUL CREDITO DI IMPOSTA

La legge di bilancio 2025, in fase di discussione in Parlamento, non risolve la questione del credito d’imposta per le imprese del settore tessile-moda e accessorio relativamente al periodo 2015-2019. Sulla questione tutto il sistema è compatto, da Confindustria Accessori Moda a Sistema Moda Italia, fino alla Camera nazionale della Moda.

Il problema è emerso nel 2022, quando un cambiamento interpretativo da parte dell’Agenzia delle Entrate ha escluso alcune spese dalla possibilità di beneficiare del credito d’imposta: non sono più ammissibili i costi per la ricerca estetica, ma solo quelli collegati esclusivamente a criteri di innovazione rispetto allo stato dell’arte acquisito dal settore.
Il cambiamento interpretativo, applicato retroattivamente, obbliga dunque le aziende a restituire i crediti già utilizzati tra il 2015 e il 2019.
Le associazioni di categoria hanno più volte chiesto che fosse emanata una definitiva applicazione autentica che ripristinasse quanto stabilito prima del 2022. O in alternativa un “saldo e stralcio” che consentisse alle aziende di pagare il 30% di quanto richiesto, dilazionato in dieci anni. Ma entrambe le proposte sono state respinte. Ora la legge di bilancio 2025 prevede un contributo in conto capitale per le aziende che hanno aderito al riversamento spontaneo entro il 31 ottobre, garantito su un fondo i 190 milioni di euro, di futura approvazione. Smi e Confindustria Accessorio Moda ritengono del tutto insufficiente la misura (l’esiguità dello stanziamento fa supporre un aiuto minimo per ogni azienda) e in una lettera aperta chiedono al governo chiarezza e certezza del diritto, insieme alla richiesta di “tutelare la manifattura made in Italy, un valore riconosciuto del nostro paese nel mondo”.

 

Biella, 13 Novembre 2024

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