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NO DELLE IMPRESE AL “CONTROLLORE DI STATO”

L’articolo 112 della legge di bilancio 2025 prevede la presenza di un rappresentante nominato dal ministero delle Finanze all’interno degli organi di controllo di società per azioni, cooperative, fondazioni e associazioni che ricevano contributi statali oltre la soglia minima di 100mila euro. Successivamente sarà obbligatorio inserire un rappresentante del ministero che sostituirà un membro del collegio di sindaci o revisori. Immediato il “no” delle imprese. Paolo Barberis Canonico, presidente dell’Unione Industriale Biellese è stato tra i primi a chiedere il ritiro del provvedimento.

“L’obiettivo dichiarato della norma sarebbe un maggior controllo da parte dello Stato rispetto all’uso dei fondi pubblici concessi alle aziende” ha commentato Paolo Barberis Canonico, presidente dell’Unione Industriale Biellese “Ma, senza considerare il ruolo di controllo che già rivestono sindaci e revisori, è gravissima l’ingerenza statale nell’autonomia societaria che si crea con questa norma, che non tiene conto di principi fondamentali come la terzietà e l’indipendenza dell’attività privata. Il principio che sembra avere generato questa norma parrebbe derivare dal convincimento che delle aziende non ci si può fidare e che nella loro gestione debbano essere tenute sotto stretto e diretto controllo da parte dello Stato. Principio che, come correttamente sottolineato in alcuni articoli di stampa, appartiene tipicamente a regimi illiberali e non democratici” continua il presidente di Uib. “Stupisce che questo governo, che ha fatto e fa della battaglia per la semplificazione e per libertà d’impresa i suoi caposaldi strategici, possa anche solo ipotizzare e proporre norme che ledono in maniera così eclatante l’autonomia gestionale nonché la fiducia e la dignità delle aziende. È francamente inaccettabile l’ingerenza di un “controllore di Stato”, pagato dalle imprese, che rischia di appesantire ulteriormente il peso che grava su chi crede nella libera impresa e penalizzare non solo chi già investe in Italia, ma anche chi vorrebbe attrarre nuovi investimenti nel nostro paese. Per queste evidenti ragioni, l’auspicio è che tale norma venga immediatamente eliminata dal testo finale della legge di bilancio».

 

Biella, 13 Novembre 2024

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