
ABBIGLIAMENTO MASCHILE IN RECUPERO
Dopo un difficile 2020 (-19,5%), nel 2021 l’abbigliamento maschile made in Italy (abbigliamento in tessuto, maglieria esterna, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle) registra un pronto recupero, con il fatturato che cresce del 15,2%, tornando così a superare i 9,4 miliardi di euro.
L’export del settore cresce del +13,4%, per oltre 6,6 miliardi di euro. In aumento anche i consumi interni: + 22%.
Tra i paesi di destinazione del menswear made in Italy prima è la Svizzera (+ 15,1%), seguita da Germania (+21,1%) e Francia (+22,6%). Al quarto posto balza la Cina (+58,8%), al quinto troviamo gli Stati Uniti (+12,5%). In calo invece l’export verso Hong Kong (decima posizione, -3,4%), Regno Unito (sesto posto, -32%) e Giappone (ottavo posto, -6,6%). Il trend positivo dell’export è proseguito anche nel primo trimestre del 2022, pur con un rallentamento.
L’abbigliamento maschile conferma quindi il quadro generale tracciato dal presidente di Smi, Sergio Tamborini: “In un quadro di incertezza legata al conflitto Ucraina-Russia e all’andamento economico, con particolare riferimento al caro energia, i dati delle aziende indicano per il momento una tenuta del sistema. Ciò e le crescenti sfide ci spingono, come Sistema Moda Italia, a invocare un ripensamento all’interno dell’intera filiera, per riconoscere il giusto valore alla manifattura e alla produzione. Il new deal della moda può solo passare attraverso la collaborazione tra il monte e il valle del mercato, in un’ottica di coesione di filiera e nel rispetto di principi fondamentali come la sostenibilità, che ci vedi protagonisti con il consorzio per il recupero del tessile Retex.Green”.
Biella, 29 Giugno 2022

