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Aperta la 45ª edizione di Filo

Si è aperta oggi 2 marzo 2016 a Milano la 45a edizione di Filo, il Salone dei filati e delle fibre. La rassegna si svolge al Palazzo delle Stelline (corso Magenta 61) e si conclude domani 3 marzo 2016. Nel primo giorno il Salone è aperto dalle 9 alle 18, nel secondo dalle 9 alle 17.

La 45a edizione conferma le caratteristiche che hanno reso Filo la fiera di riferimento nel panorama internazionale per i filati per tessitura: altissima qualità delle collezioni presentate dagli espositori e destinate all’alto di gamma e un format che punta su professionalità, concretezza ed efficacia, in modo da creare le migliori condizioni per l’incontro tra domanda e offerta di filati. Una ricerca di efficacia e efficienza che si coglie fin dal lay-out del salone, rivisto in occasione della 45a edizione per rendere ancora più accogliente e funzionale lo spazio espositivo.

Afferma Paolo Monfermoso, responsabile di Filo: “Dal nostro punto di vista, la 45a si apre all’insegna di un ragionevole ottimismo: gli espositori hanno portato in fiera collezioni di altissimo contenuto, che si distinguono per ricerca stilistica e innovazione e che certamente incontreranno l’apprezzamento dei buyer, provenienti dall’Italia e da molti altri paesi del mondo, grazie anche alla collaborazione con Ice-Agenzia. L’internazionalizzazione è infatti un concetto su cui Filo insiste in modo particolare da alcune stagioni: il risultato è da una parte l’aumento degli espositori stranieri presenti in fiera (oggi circa il 30 per cento del totale) e dall’altra lo sforzo per promuovere sui mercati esteri le aziende espositrici, sia con le iniziative per far arrivare in fiera un numero sempre maggiore di visitatori esteri, sia con la presenza diretta in altri paesi, come faremo il 21 settembre con la presentazione delle tendenze a Istanbul. Ma opportunità interessanti per i filatori italiani ed europei si aprono anche in altri mercati ed è per questo che abbiamo deciso di inaugurare la 45a edizione con un convegno dal titolo emblematico “Il Filo dell’internazionalizzazione”, organizzato grazie alla collaborazione con Ice-Agenzia e Sistema Moda Italia”.

Si declinano lungo un tema di respiro certamente internazionale anche le proposte sviluppo prodotto studiate da Gianni Bologna, responsabile creatività e stile di Filo, per la 45a edizione. Il titolo è “Curriculum vitae” e, come spiega Bologna, danno conto di “uno dei fenomeni che caratterizzano indiscutibilmente la nostra società: il progressivo aumento della superficialità e di quel “cattivo gusto” che ne è la conseguenza. Da una parte, c’è dunque il desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego. L’altra faccia della medaglia è invece il desiderio antipodico del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga”.

Biella, 2 Marzo 2016

Inizia il conto alla rovescia per la 45ª edizione di Filo

Si avvicina il momento dell’apertura della 45a edizione di Filo, il Salone dei filati e delle fibre, che si svolge nei giorni 2 e 3 marzo 2016 al Palazzo delle Stelline di Milano (corso Magenta 61).

I filati elaborati dalle aziende espositrici per le prossime stagioni sono dunque pronti a incontrare gli operatori e la stampa nell’unica fiera business to business dedicata all’alta gamma di prodotto.
Se la bella cornice del Palazzo delle Stelline e del suo chiostro accompagnano ormai da tempo Filo, con la 45a edizione si rinnova il lay-out della fiera, per rendere ancora più accogliente e funzionale lo spazio espositivo.
L’Area Tendenze rinnova invece il suo ruolo di “centro” della fiera e di punto di partenza ideale della visita a Filo, grazie ai tableaux realizzati in collaborazione con le aziende. In questa edizione, l’ispirazione è “Curriculum vitae” per dar conto di un modo di vestire quotidiano che fa appello spesso a stili e spunti diversi, all’eleganza come al suo contrario. Tra le novità della 45a edizione, una delle più significative è l’importante iniziativa dedicata all’innovazione e alla ricerca tessile, curata in collaborazione con PoinTex – Polo di innovazione tessile.

Nuovo l’orario e il luogo dell’inaugurazione della 45a edizione di Filo: ore 14 presso la Sala Pirelli del Palazzo delle Stelline con il convegno “Il filo dell’internazionalizzazione” organizzato in collaborazione da Filo, Ice-Agenzia e Sistema Moda Italia.
L’internazionalizzazione è infatti uno dei fattori chiave di successo delle aziende del made in Italy. Tuttavia, soprattutto per le imprese medio-piccole – come sono spesso quelle della filiera tessile – l’apertura ai mercati esteri può realizzarsi a pieno solo con la collaborazione e le sinergie che si possono realizzare lungo tutta la filiera. Di tutto ciò, Filo propone da tempo esempi concreti con i programmi e le iniziative sviluppati in collaborazione con Ice-Agenzia e la sinergia realizzata con Milano Unica per Filo Shanghai, sotto l’egida del ministero dello Sviluppo economico.
Il convegno “Il filo dell’internazionalizzazione” è anche l’occasione per presentare le attività di promozione messe in campo da Ice-Agenzia per le aziende italiane e per discutere sui principali trend internazionali, con un focus su Francia e Turchia.

La prima giornata di lavoro di Filo si conclude, come ormai tradizione, con il cocktail del FiloHappening (FiloLounge, ore 18 del 2 marzo 2016): un’ulteriore occasione per parlare di filati e tendenze del mercato con espositori e visitatori, in un’atmosfera conviviale.

Filo ha in programma un’altra importante novità riservata alla stampa: da questa edizione i giornalisti accreditati (o muniti di tesserino dell’Ordine dei giornalisti) ritirano il loro badge di ingresso in fiera direttamente presso l’Ufficio Stampa. L’iniziativa è stata presa per facilitare l’ingresso della stampa al Salone e permette di evitare le attese alla reception.
Tutti le notizie e gli aggiornamenti relativi alla 45a edizione di Filo si possono trovare sul sito internet www.filo.it e attraverso la FiloNewsLetter.

Presentate le tendenze della prossima edizione di Filo

Si è tenuta questa mattina presso il Palazzo delle Stelline di Milano, la consueta presentazione delle tendenze della prossima edizione di Filo, in programma per il 2 e 3 marzo 2016. Le tendenze, create da Gianni Bologna, si distinguono in due macro-aree, che chiama il “fare finta di esserci” e il “fare finta di non esserci”, partendo dall’individuazione del ruolo che ha assunto nella società attuale, e che ha un’influenza enorme sul nostro stile di vita, del progressivo, esponenziale aumento della superficialità e conseguentemente del cattivo gusto.
Durante la conferenza è stata inoltre annunciata la volontà degli organizzatori di Filo, con il supporto di ICE, di organizzare una seconda edizione di Filo Shanghai, grazie alla collaborazione con Milano Unica. La prossima edizione si dovrebbe tenere dall’11 al 13 ottobre 2016, a patto che vi partecipino almeno 20 aziende italiane. Pare inoltre confermata la possibilità di prendere parte a Filo Shanghai con un contributo di 3000 euro a partecipazione. Sono quindi aperte le adesioni, contattando gli organizzatori di Filo.
La prima parte delle tendenze è dedicata al desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego; un’illusione di centralità anche se priva di fondamento e di importanza, l’esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.
Ad accompagnarla è stata un’altra illusione, quella di essere perennemente “informati”, di essere sempre connessi e dunque in grado non solo di “agire”, ma anche di “interagire”, quando in realtà si è soltanto spettatori passivi in attesa di avere notizie e narrazioni ansiogene di avvenimenti, preferibilmente accaduti lontano da noi.
L’altra faccia della medaglia è stata invece il desiderio, la spinta istintiva e antipodica del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, alla compulsività sistemica così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga. In modo che il tutto, se visto da una posizione eclissata, discreta, inosservata, trasparente, apra una nuova esperienza: l’abbandono della sensazione di essere responsabili di tutto e di tutti, sottraendosi al “mondo” affinché sia lui ad avvicinarci e ci consenta così di viverlo guardandolo dall’interno. Fonte di una specie di sollievo estetico, una radura di silenzio, e non ultimo, il recupero di uno stile.
Sono 4 i temi tessili individuati quindi da Gianni Bologna:
Shows – Distrazioni di massa. Materiali finti-eleganti o finti-casual in un tutto ciò che sembra-ma-non-è, dove il contenuto di qualità non è la ricerca precipua. Per interpretare la necessità a occupare lo spazio del mondo con la propria presenza, con l’illusione di centralità peraltro priva di fondamento e importanza, esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere. Aspetti lucidi e decorazione di vario tipo – movimenti di colore dati dalle stampe e dai ricami o dalle applicazioni che sono senz’altro “basiche”, quasi elementari dal punto di vista estetico, ma coloristicamente “visive” quasi “optical”. Lo stesso principio vale per le disegnature tinte in filo: semplici, elementari ma visivi. Ed ancora lo stesso principio sottende alla elaborazione sui temi del denim basico che diventa “sparato”, superfancy.
Ultim’ora. Il protective wear contamina il formale e viceversa. Fibre sintetiche, alta resistenza, performanti – pure o lavorate – con naturali di tipo cotoniero o laniero. Il desiderio di essere “informati”, messi in grado di “agire”, di “interagire”, altro modo di sentirsi (o di averne l’illusione) al centro dell’azione. Si evoca una formalità in qualche modo “rigida” e un poco “violenta” anche nelle mani e finissaggi di alcuni tessuti che ricordano il metallo e il cuoio, oppure direttamente con la presenza degli stessi; nei disegni squadrati e a volte rigidi dei tipi tessili più classici, nelle tipologie a doppie facce e accoppiate. Superfici movimentate e contrasti di materiali.
Isole. Immagini tessuti e parole per sognare di “non” esserci, per far finta di essere lontano dal caos. Le isole possono essere quelle per privilegiati, ma anche quelle dove tutto è molto “nature”.
Eleganza tutta basata sulla semplicità e sul non-apparire con tipologie a precipua componente naturale e, almeno apparentemente, poco elaborata. Discrezione senza eccessi nella ripresa di certi tipi classici; armature piccole e rilevate. Double caldi anche di lana accoppiata a naturali; lane cotte leggere e feltri pesi piuma; aspetti melanges e leggermente tweedati e leggere pelosità di superficie; drappeggi e fluidità dei crespi; ricami discreti, piccoli e grandi jacquard; maglie calde e voluminose; ancora presenza di pizzi.
Dissolvenze. Spettatori non visti di tutte queste (finte?) realtà. Immagini flou. Il desiderio è quello di provare un senso di allontanamento e di evanescenza, di dissoluzione in un contesto dove nessuno può essere raggiunto. Eleganza o casualità, ma sempre nell’ambito della leggerezza e della trasparenza. L’arte dello “scomparire” in quanto “cosa” definita e precisa. Disegni indistinti e confusi quasi “svaniti” e evanescenti, qualità eteree, spesso in tessiture molto “aperte”, crespi movimentati e reti elaborate; sovrapposizioni di materiali naturali e man made ma sempre in pesi e con aspetti leggeri nelle tipologie e nelle applicazioni decorative sulle tipologie stesse. Aspetti madreperlacei, vitrei e cangianti.
I filati si distinguono in:
Super-semplici: i basici finti poveri, in realtà il nuovo chic sofisticato e sottotono.
Serici: semilucidi o opachi, sempre comunque in grado di puntare a un effetto naturale di grande bellezza ed eleganza anche se apparentemente un poco “fané”.
Imprecisi: melange nebbiosi, delicati, piccoli moulinés precipuamente sui titoli fini eventualmente con piccole dosi di lucidità seguiti da due esempi di filati con mano gommata e dainata.
Superfici increspate: irregolarità con o senza comfort non eccessivamente pronunciate basate su piccoli ondati e strutture simili.
Sfumati: tra luce, ombre, movimenti di superfici, soffici e anche con velli pregiati, lusso carezzevole.
Fantasie visibili: pelosità e qualche fiamma, principalmente per piccole zone e per decorazioni.
Le luci: i colori e le luci dei metalli e delle plastiche anche da riprodurre su materiali diversi da quelli originali.

45a edizione di Filo: Curriculum vitae

La macrotendenza

Uno dei fenomeni che da parecchi anni a questa parte caratterizzano indiscutibilmente la nostra società, e che ha un’influenza enorme sul nostro stile di vita, è il progressivo, esponenziale aumento della SUPERFICIALITÀ.

La superficialità è diventata a tutti gli effetti la cifra macroscopica dell’oggi e ha definitivamente cambiato, diremmo terremotato, le regole dell’estetica, comprese, ovviamente, quelle del complesso mondo dell’industria tessile e dei consumi ad essa collegati.

Non intendiamo qui cimentarci in un’analisi sociologica più o meno scontata né in alcuna battaglia di retroguardia; semplicemente prendiamo atto di questo importante fenomeno per come si presenta nei suoi risvolti indubbiamente negativi per la qualità del nostro lavoro, ma anche per quello antipodico – e interessante – dei tentativi di “recupero” o “riabilitazione” di un modus vivendi più cosciente e più critico. E, dicendo questo, non dimentichiamo che ambedue gli ambiti rappresentano comunque mercati, perché tale è anche quello del “cattivo gusto”. Dunque, nessuno scandalo.

Intendiamo allora affrontare la superficialità, generatrice del quasi offensivo cattivo gusto dilagante, di cui però spesso si parla solo a mezza voce (come durante una dittatura), e descriverne alcuni aspetti verificabili nel nostro “curriculum di quotidianità”.

Si distinguono così due macro-aree, che chiamerei il “fare finta di esserci” e il “fare finta di non esserci”.

Perché “fare finta”? Perché a un’analisi anche solo sommaria la sensazione che si ricava è quella che troppo spesso i fatti “reali” scompaiano, cedendo il posto a una apparenza che è il loro contrario; quasi che qualcuno, altro da noi, pensi e crei copie perfette di qualcosa di cui non è ma esistito l’originale. Siamo tutti nel gioco.

La prima parte della presentazione è dunque dedicata al desiderio compulsivo di riempirsi la vita con un eccesso di presenza, di visibilità, di occupare lo spazio del mondo con il proprio ego; un’illusione di centralità anche se priva di fondamento e di importanza, l’esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.

Ad accompagnarla è un’altra illusione, quella di essere perennemente “informati”, di essere sempre connessi e dunque in grado non solo di “agire”, ma anche di “interagire”, quando in realtà si è soltanto spettatori passivi in attesa di avere notizie – la cui validità e corrispondenza al “reale” è spesso tutta da provare – e narrazioni ansiogene di avvenimenti, preferibilmente accaduti lontano da noi.

L’altra faccia della medaglia (e seconda parte della presentazione) è invece il desiderio, la spinta istintiva e antipodica del “fare finta di non esserci”, isolandosi o scomparendo, almeno temporaneamente, sottraendosi alla propria e all’altrui logorrea, alla compulsività sistemica così che il mondo ci possa apparire per quello che è veramente; ovvero molteplice e decentrato, percorso da mille linee di fuga. In modo che il tutto, se visto da una posizione eclissata, discreta, inosservata, trasparente, apra una nuova esperienza: l’abbandono della sensazione di essere responsabili di tutto e di tutti, sottraendosi al “mondo” affinché sia lui ad avvicinarci e ci consenta così di viverlo guardandolo dall’interno. Fonte di una specie di sollievo estetico, una radura di silenzio, e non ultimo, il recupero di uno stile.

I temi tessili

Shows – Distrazioni di massa – Mass Distractions

Materiali finti-eleganti o finti-casual in un tutto ciò che sembra-ma-non-è, dove il contenuto di qualità non è la ricerca precipua.

Per interpretare la necessità a occupare lo spazio del mondo con la propria presenza, con l’illusione di centralità peraltro priva di fondamento e importanza, esserci per esserci e per avere la sensazione di esistere.

Aspetti lucidi e decorazione di vario tipo – movimenti di colore dati dalle stampe e dai ricami o dalle applicazioni che sono senz’altro “basiche”, quasi elementari dal punto di vista estetico, ma coloristicamente “visive” quasi “optical”. Lo stesso principio vale per le disegnature tinte in filo: semplici, elementari ma visivi. Ed ancora lo stesso principio sottende alla elaborazione sui temi del denim basico che diventa “sparato”, superfancy.

Ultim’ora – Breaking news

Il protective wear contamina il formale e viceversa. Fibre sintetiche, alta resistenza, performanti – pure o lavorate – con naturali di tipo cotoniero o laniero.

Il desiderio di essere “informati”, messi in grado di “agire”, di “interagire”, altro modo di sentirsi (o di averne l’illusione) al centro dell’azione.

Si evoca una formalità in qualche modo “rigida” e un poco “violenta” anche nelle mani e finissaggi di alcuni tessuti che ricordano il metallo e il cuoio, oppure direttamente con la presenza degli stessi; nei disegni squadrati e a volte rigidi dei tipi tessili più classici, nelle tipologie a doppie facce e accoppiate. Superfici movimentate e contrasti di materiali.

Isole – Islands

Immagini tessuti e parole per sognare di “non” esserci, per far finta di essere lontano dal caos. Le isole possono essere quelle per privilegiati, ma anche quelle dove tutto è molto “nature”.

Eleganza tutta basata sulla semplicità e sul non-apparire con tipologie a precipua componente naturale e, almeno apparentemente, poco elaborata.      

Discrezione senza eccessi nella ripresa di certi tipi classici; armature piccole e rilevate. Double caldi anche di lana accoppiata a naturali; lane cotte leggere e feltri pesi piuma; aspetti melanges e leggermente tweedati e leggere pelosità di superficie; drappeggi e fluidità dei crespi; ricami discreti, piccoli e grandi jacquard; maglie calde e voluminose; ancora presenza di pizzi.

Dissolvenze – Fading out

Spettatori non visti di tutte queste (finte?) realtà. Immagini flou. Il desiderio è quello di provare un senso di allontanamento e di evanescenza, di dissoluzione in un contesto dove nessuno può essere raggiunto.

Eleganza o casualità, ma sempre nell’ambito della leggerezza e della trasparenza.

L’arte dello “scomparire” in quanto “cosa” definita e precisa.

Disegni indistinti e confusi quasi “svaniti” e evanescenti, qualità eteree, spesso in tessiture molto “aperte”, crespi movimentati e reti elaborate; sovrapposizioni di materiali naturali e man made ma sempre in pesi e con aspetti leggeri nelle tipologie e nelle applicazioni decorative sulle tipologie stesse. Aspetti madreperlacei, vitrei e cangianti.

I filati

Super-semplici: i basici finti poveri, in realtà il nuovo chic sofisticato e sottotono.

Serici: semilucidi o opachi, sempre comunque in grado di puntare a un effetto naturale di grande bellezza ed eleganza anche se apparentemente un poco “fané”.

Imprecisi: melange nebbiosi, delicati, piccoli moulinés precipuamente sui titoli fini eventualmente con piccole dosi di lucidità seguiti da due esempi di filati con mano gommata e dainata.

Superfici increspate: irregolarità con o senza comfort non eccessivamente pronunciate basate su piccoli ondati e strutture simili.

Sfumati: tra luce, ombre, movimenti di superfici, soffici e anche con velli pregiati, lusso carezzevole.

Fantasie visibili: pelosità e qualche fiamma, principalmente per piccole zone e per decorazioni.

Le luci: i colori e le luci dei metalli e delle plastiche anche da riprodurre su materiali diversi da quelli originali.

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